Conturina
- Alla scoperta del mito

- 20 apr 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Secondo una leggenda della Val Contrin, in provincia di Trento, c'era una volta una stupenda ragazza di nome Conturina che viveva in un castello con la matrigna e le due sorellastre.
La padrona di casa era profondamente invidiosa della bellezza e del fascino di Conturina, e per questo la maltrattava e le ordinava di tacere quando al castello arrivavano ospiti.
Tuttavia però gli ospiti finivano quasi sempre per ignorare le altre due ragazze, e venivano rapiti dalla bellezza di Conturina nonostante la matrigna dicesse loro che era stupida e muta.
Cercando di limitare ancora di più la "pericolosità" di Conturina, la matrigna le ordinò che d'ora in poi sarebbe dovuta restare anche immobile, e iniziò a dire a tutti che la figliastra oltre ad essere muta era anche paralitica.
I nobili visitatori però continuavano a rimanere incantati dalla bellezza di Conturina, e la matrigna ormai disperata decise di chiedere aiuto a una strega per trasformare la figliastra in una statua.
L'incantesimo riuscì, ma non bastò.
Gli ospiti si fermavano infatti a osservare la perfezione della statua, con i suoi lineamenti dolci e delicati.
La matrigna perse quindi la pazienza e diede ordine che la statua venisse portata sulla rupe che dà sul Passo di Ombretta, per poi incastonarla nella roccia e lasciarla lì per sempre.
Per anni i pastori del luogo sentirono il canto della fanciulla che invocava aiuto, ma nessuno riusciva a capire bene da dove provenisse.
Un giorno, un soldato attratto dalla voce e dalla melodia decise di arrampicarsi sulla rupe e lì trovò la statua di Conturina che gli disse che però era ormai purtroppo troppo tardi, visto che erano passati sette anni dall'incantesimo e questo era diventato permanente.
Conturina è condannata a vivere lì per sempre con le fattezze di una statua e ancora oggi, nella Val Contrin, osservando le montagne verso la Cima Ombretta, si riesce a scorgere tra le rocce il bellissimo volto della fanciulla e verso il tramonto è possibile anche udire la voce che racconta la sua triste storia:
"Son de sas e no me meve, son de crepa n Marmolèda, son na fia arbandonèda e no se per che rejon"
"Sono un sasso e non mi muovo, sono di roccia in Marmolada, sono una figlia abbandonata e non so per quale motivo".



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